Studium Personae anno X n. 1-2/2019

Facebooktwitterpinterestlinkedinmail

Direttore della rivista Studium Personae – Prof. don Leonardo Santorsola – direttore.studiumpersonae@issrmatera.it

Segreteria della rivista – segreteria.studiumpersonae@issrmatera.it

1910-1989 è l’arco temporale in cui si è compiuta la vita terrena
di uno dei più grandi intellettuali italiani del Novecento, il filosofo
Augusto Del Noce, di cui ricordiamo i trent’anni dalla morte.
Per dare contezza della solidità teoretica e della portata pratica del
suo pensiero, Studium Personae, in numero doppio e monografico,
dedica al filosofo cattolico una serie di studi volti a richiamare
il valore della sua riflessione anche nell’attuale temperie culturale.
Come ogni autore che ha cercato di rendere ragione della complessità
della storia e della cultura moderna e contemporanea, anche Del
Noce può essere letto in tanti modi e da punti di vista diversi. E
i saggi che qui proponiamo ne sono una testimonianza. Se non
vogliamo però fargli un necrologio, dobbiamo sforzarci di andare al
cuore del suo pensiero per attingere, anche attraverso la sua scrittura
non certamente facile, il tesoro contenuto in alcune sue intuizioni che
hanno rappresentato una novità nel panorama novecentesco italiano
e che posseggono ancora una forza culturale di cui oggi si avverte
tanto bisogno.

Prima di andare al “testo” del suo pensiero è utile, per un’ermeneutica
fedele al suo intento fondamentale, mettere a fuoco quello
che funge da “contesto” per la sua opera, l’elemento che caratterizza
inequivocabilmente il suo lavoro, l’approccio propriamente filosofico
e, in modo più specifico, metafisico della storia come dispiegamento
di verità metastoriche. In questo senso, misurandosi con l’attualità
storica, la riflessione che ci ha lasciato non è rimasta prigioniera di
mode culturali, ma si è aperta ad una visione profonda ed ampia,
sempre tesa a cogliere nel mutare storico le verità immutabili che
rappresentano la fondamentale chiave di lettura di un’epoca.
Questo approccio metafisico alla storia gli è suggerito dalla fede
e definisce un modo particolare di fare filosofia, precisamente il metodo
proprio di una filosofia che voglia dirsi ed essere cristiana. L’espressione
che abbiamo posto a titolo di questo numero, Pensare
nella fede, riprende il “filosofare nella fede” mutuato da Gilson
ed estende, a nostro modo di vedere, il lascito più significativo del
pensiero delnociano al modo di essere del cristianesimo e di generare
cultura nella società contemporanea. Offre, in altri termini, un metodo
di pensiero che si compie nella fede e in questa trova il criterio
ultimo per una sempre necessaria verifica critica.
Due infatti sono i modi di intendere la filosofia cristiana che il
pensiero moderno occidentale ci ha consegnato. La loro differenza
parte dal metodo, appunto, e investe, inevitabilmente, il contenuto
della riflessione in tutta la sua ampiezza. La prima forma è rappresentata
da un modo di fare filosofia cristiana che prima pensa il
reale e poi lo riferisce alla fede. Questa prima forma vorrebbe cristianizzare
un pensiero che si è già formato a prescindere dalla fede.
Come dimostra la storia, l’esito è opposto a quello desiderato: non
la cristianizzazione del pensiero ma la secolarizzazione della fede.
Vi è una seconda forma, quella che sin dal principio pensa il reale
mettendo in atto tutte le potenzialità contenute nelle verità cattoliche,
i dogmi della fede, e traccia un orizzonte interpretativo capace
di offrire una chiave di lettura del mondo che si compie all’interno
della fede e del primato che questa ha sulla ragione. Il risultato non
è un pensiero confessionale, come qualcuno potrebbe temere, ma autenticamente
laico perché pienamente razionale. Dove “pienamente
razionale” è da intendersi come apertura della ragione a tutta la
realtà, senza riduzionismi e manipolazioni ideologiche. È cristiana
la filosofia delnociana nel senso ampio ed inclusivo che le viene dalla
verità dell’incarnazione con cui Dio ha assunto tutto l’umano.

Questo metodo, se da un lato permette di continuare una tradizione
di pensiero che nei secoli ha dato forma cristiana alla cultura e
alla vita civile in Occidente, dall’altro apre alle nuove interrogazioni
che la storia pone alla fede, attuando un rapporto circolare tra fede
e ragione che nei secoli, a partire dai Padri della Chiesa, ha dato
fecondità spirituale alla presenza dei cristiani nella società. Il suo significato
però va ben oltre quello di un metodo filosofico per i soli addetti
ai lavori ed apre ad una nuova pedagogia della fede, secondo la
quale uno dei primi obiettivi che la pastorale e l’educazione cristiane
devono porsi è quello di insegnare un metodo di vita e di pensiero
che sappia leggere l’esperienza storica, il tempo che si vive, entro la
fede, dandosi come premesse fondamentali non solo i principi primi
universalmente acquisiti dalla cultura, ma anche le verità di fede
che possono garantire un’apertura intellettuale alla trascendenza. In
questo modo si potrebbe ipotizzare un’inversione della tendenza,
le cui radici filosofiche sono negli inizi della modernità e la cui accelerazione
negli ultimi decenni ha acuito il divario tra fede e vita,
che relega la fede nella sfera del vivere e pensare privato, acquisendo
invece forme estranee ad essa nel vivere e pensare pubblico.
Secondo l’ampiezza dell’orizzonte propiziato dalla fede, la riflessione
di Del Noce prende forma nel confronto serrato con un
numero considerevole di autori italiani e stranieri, di cui i contributi
qui raccolti offrono una piccola ma significativa documentazione.
Il saggio da me firmato indaga l’interpretazione delnociana di
Vico, mostra quanto il valore attribuito dal Del Noce al filosofo
napoletano nella storia della filosofia moderna, a dispetto di una
vulgata che lo riteneva e continua a ritenerlo marginale, porti all’attenzione
il tema filosofico della storia, centrale tanto per una visione
laica che cattolica. È sulla capacità di elaborare una filosofia della
storia infatti che si gioca il diritto di cittadinanza di una filosofia
nella cultura contemporanea. Valentini indaga l’ambiguità del
processo di secolarizzazione di cui Del Noce individua le origini
nell’ambiguità della filosofia di Cartesio e una sua particolare
espressione in Rousseau. L’ottimismo antropologico dei due filosofi
francesi si fonda sul rifiuto della verità cattolica del peccato originale
e sullo stato di natura pura in cui si troverebbe l’uomo storico.
Maiolo, documentando il dibattito che nel secolo scorso ha posto al
centro della riflessione il tema dei valori morali nel contesto della
trasformazione della società e dei costumi, presenta il pensiero di
Schmitt sulla tirannia dei valori, ricostruisce il dialogo degli anni
Settanta tra Ugo Spirito e Del Noce, e segna la distanza delle loro
interpretazioni ricorrendo a due metafore con cui essi hanno descritto
la crisi spirituale del nostro tempo: il tramonto dei valori tradizionali,
Spirito, la loro eclissi, Del Noce. Nell’evidenziare un “errore
ermeneutico”, sia pur “generoso”, di Del Noce interprete di Dante,
Merisi mette a fuoco alcuni nuclei tematici rappresentati dai rapporti
di fede e ragione, cristianesimo e pensiero classico, salvezza eterna e
felicità terrena, che costituiscono l’orizzonte ermeneutico del Sommo
Poeta ed entrano nella riflessione delnociana come costitutivi della
struttura significativa della sua opera. Il contributo di Digilio porta
l’attenzione su un aspetto poco indagato dagli studi su Del Noce,
ma comunque di notevole interesse, che tocca il tema dell’educazione
e delle istituzioni ad essa preposte, la famiglia e la scuola,
e, in senso più ampio, il valore della cultura nella formazione di
coscienze libere per la costruzione di una società libera. L’impegno
diretto in politica, che Del Noce ha profuso come senatore della Repubblica,
può essere inteso come banco di prova della sua riflessione
di filosofo della politica, documentando perciò l’organica connessione
tra la sua produzione scientifica e la sua passione etica ed educativa.
Castenetto infine compie una veloce ma intensa messa a fuoco
sulla secolarizzazione veicolata dalla rivoluzione sessuale e sulla
convergenza di giudizi tra Del Noce e Pasolini su questo tema.
Tuttavia l’opposizione di Pasolini alla secolarizzazione appare a
Del Noce incompiuta, in quanto incapace di giungere alle ragioni
profonde che hanno condotto alla mercificazione del corpo umano e
della sessualità.
Pensare nella fede, allora, diventa l’impegno che i cattolici di
ogni generazione si ritrovano ad affrontare, se non vogliono lasciare
la fede ai margini della vita e della cultura e privare la società di quel
servizio prezioso di carità e verità che immette nuova linfa vitale nel
vivere comune. È l’impegno che anche questa nostra generazione
deve avvertire perché in un mondo globalizzato non siano i mercati
a segnare l’agenda della storia, ma quel risveglio ideale e religioso
tanto auspicato da Del Noce, l’unico capace di orientare i nuovi processi
economici, politici, sociali e culturali verso traguardi di civiltà e
non di barbarie.

Leonardo Santorsola